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L’amor che muove il sole e l’altre stelle……..

La passione è ciò che muove l’universo ed è questo sentimento che va ascoltato e compreso, se si vuole essere felici, quando si inizia a costruire la propria vitai. I giovani quando pensano al proprio futuro dovrebbero partire dal chiedersi: “cosa mi piace fare? cosa mi entusiasma, cosa non mi fa sentire la fatica anche se mi impegna per ore e ore?" E decidere che quello è proprio ciò che vorranno fare nella vita! Sarà allora non solo un lavoro, ma qualcosa che li appassionerà durante tutto il tempo in cui saranno occupati e in questo modo sarà come non lavorare mai, perché staranno soprattutto esprimendo il loro talento!

Spesso purtroppo il percorso gli viene indicato dalla famiglia, da chi sta loro vicino, consigliandogli di fare studi che tengano aperte più alternative possibili pur di trovare un lavoro qualsiasi, anche a scapito della loro passione. Questo atteggiamento prevede , in seguito, poco entusiasmo nel lavoro, che a sua volta porta meno contributo all’azienda e ancor meno considerazione per se stessi. Senza metterci il cuore mancherà la volontà creativa e ispiratrice, non si vedrà l’ora di uscire dal lavoro e si produrrà molto meno delle proprie possibilità, arrivando a sentire frustrazione e malessere. Quindi la parola d’ordine per i genitori , prima di avviare i figli agli studi superiori e poi all’Università, sarà chiedere loro: “cosa ti piace fare?, cosa ti rende felice?” Per questa importantissima scelta di vita si può chiedere aiuto, gli studi sono lunghi e a volte con significati discutibili, per affrontarli con dolore, ci si può rivolgere a figure professionali come i Counselor che supportano il ragazzo e /o la famiglia nella ricerca delle poprie capacità, delle proprie risorse, nella consapevolezza del proprio essere unico e speciale.

La riforma Berlinguer delle lauree 3+2 è stata un vero fallimento: doveva portare nei primi 3 anni a una formazione orizzontale che desse ampie possibilità, e poi i 2 anni successivi sarebbero serviti a specializzarsi; ma per timore che non tutti poi accedessero al biennio è stato aggiunto qualche segmento verticale anche nel triennio, e per contro il biennio non ha sviluppato veramente le specializzazioni a causa della mancata integrazione tra scuola e lavoro. Uno dei motivi per cui l’Università italiana non riesce a stare al passo è perché è ancora improntata a una formazione professionale statica. Inoltre la possibilità data dall’Alta Formazione post-laurea, in cui i Master avrebbero l’obiettivo di portare gli approfondimenti, gli aggiornamenti e le integrazioni mancanti, sono spesso bloccati nel loro intento dalla eccessiva e spesso assurda regolamentazione e dalla scarsa lungimiranza degli addetti ai lavori.Tale mentalità è riscontrabile anche nei corsi di laurea : alcuni laureano migliaia di professionisti che non troveranno lavoro, altri invece solo qualche centinaio di studenti che non riescono a soddisfare la richiesta del mercato. Questo è dato anche dalla mancanza di collegamenti ,che molti Rettori e Assessori preposti non hanno ancora costruito, tra Formazione e Aziende, tra Università e cittadini, tra cultura e bisogni del mercato. Quindi dopo il triennio può risultare più sensato cercare una formazione alternativa che porti esperienza lavorativa pratica e contatti diretti spendibili subito sul mercato del lavoro. Una Formazione che non sia troppo lunga e teorica, perchè i ragazzi non possono rpermettersi di restare in aula ancora per molti anni : i coetanei degli altri Paesi terminano molto prima e si introducono immediatamente nelle attività pratiche. La competizione non è più tra ragazzi del nord Italia e ragazzi del sud Italia, ma tra ragazzi italiani di 30 anni e ragazzi di altri Paesi di 23 anni. Questo non significa che gli studi tecnici siano prioritari, al contrario ,è con gli studi umanistici che si comprende come cambia il mercato, quali novità apportare e come farlo. E’ importante continuare a studiare nelle scuole superiori il latino e il greco e tutte le materie umanistiche, ed è auspicabile  una formazione più attenta al vero apprendimento e all’educazione. E’ assurdo però che ancora oggi si svolgano programmi non integrati tra le diverse materie: si studia la storia del medioevo, mentre in letteratura si studia il rinascimento e in filosofia e storia dell’arte si è in un altro periodo ancora, senza poi arrivare mai col programma ai giorni nostri, senza calare queste materie nella realtà quotidiana. Occorre inter-disciplinarietà, che significa capacità di visione più ampia, di collegamenti più veloci, di interazione immediata nel lavoro etc. Per questo oggi immediatamente dopo il termine degli studi e per tutto il percorso lavorativo è indispensabile una formazione continua, per seguire l’andamento veloce e approfondito del mercato , dell’informazione, della ricerca, della tecnologia .Non esiste più una formazione acquisita per tutta la vita, le professioni cambiano velocemente e questo richiede un apprendimento specialistico e aggiornato, che sappia creare collegamenti e integrazioni interprofessionali, che porti a una visone che non sia limitata al proprio ambito specialistico. Per questo è necessario non attivare, come ancora accade, la difesa ottusa del proprio " orticello ", ma comprendere la ricchezza che può portare l’integrazione con  gli altri professionisti. Ad es. nella cura della persona, il paziente sarà molto più agevolato e aiutato se i vari professionisti impareranno a comunicare tra loro e avranno più conoscenze trasversali, certo senza invasioni di campo, nel rispetto delle competenze , ma la responsabile  e formata collaborazione farà crescere tutti. I Master Universitari in cui è richiesto il ns coordinamento e i Corsi privati che attiviamo  anche con le varie Associazioni ,sono impostati proprio su questa visione e ci avvaliamo della partecipazione di docenti con esperienza trasversale e interdisciplinare.  

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