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E’ più importante insegnare l’empatia o nuove strategie di mercato?

Uno studio dell’Università del Michigan svolto su circa 14 mila studenti universitari ha evidenziato come i ragazzi di oggi hanno circa il 40% di empatia in meno rispetto agli universitari degli anni ’80 e ’90, con un considerevole aumento di disturbi mentali e depressione.

Questo potrebbe dipende dal fatto che la società è diventata molto più narcisistica di quanto non lo fosse 30 anni fa, l’essere umano si è adeguato alle esigenze della realtà economica e finanziaria della ns epoca, si è lasciato modificare, manipolare , deresponsabilizzare , per poter far fronte a questa nuova struttura sociale che non richiede valori, coscienza, ideali, alleanze, ma solo di essere visti, di piacere ed essere ammirati. Anche le relazioni sono cambiate ,ora sono basate sulla competizione, sulla diffidenza, sull’egoismo, perché ci viene  richiesto di essere tutti imprenditori di noi stessi, in competizione con gli altri, per allargare la ns fetta di mercato. Questa modalità non è praticata solo sul lavoro, è diventata un’abitudine che ci portiamo in tutti i settori della vita. Le nostre parti narcisistiche, che sono state coltivate (dalla famiglia, dalla scuola, dalla società) contro gli altri , per prevaricarli , a favore della ns immagine, del ns ego, non sono disposte a venire a patti con nessuno, se non con la nostra coscienza. Con questa si! Infatti non ci si interroga sulla preparazione personale, se si è veramente all’altezza del ruolo che si vuole ricoprire, se corrisponde veramente al nostro talento , se è proprio ciò che noi vogliamo o se è piuttosto quello che la società di indica di volere….e poi non importa il modo in cui ci arriviamo : a qualsiasi costo, con qualsiasi mezzo, a scapito di chiunque pur di potersi  finalmente fare un selfie che ritrae il nostro ego in tutto il suo triste splendore….

E la felicità vera, quella data dalla condivisione degli ideali? Il calore dell’empatia dato dalla gioia di partecipare allo stato d’animo dell’altro?

L’essere umano è psicologicamente strutturato per vivere il bene personale insieme a quello degli altri, il proprio benessere è imprescindibile dal bene comune, siamo felici e sani solo se lo possiamo condividere e già nella ricerca comune del raggiungimento di questo stato , c’è l’energia che lo produce.

Prendersi cura delle persone vuol dire prima di tutto coltivare le relazioni nella comunità, ciò che ci collega gli uni agli altri, riconoscere i condizionamenti, le strategie di manipolazioni e affrontarli insieme, comprendere che pensare è un’attività piacevole : curare le idee e sottoporle al pensiero critico è aiutarsi a diventare consapevoli e responsabili . Informarsi, studiare, approfondire , coinvolgere, partecipare , aprirsi agli altri, condividere il sapere e  le emozioni, porta alla crescita sociale, utile a tutti ,per cambiare questa situazione di crisi sociale, che è ancor prima una crisi della coscienza, poi economica.

Le soluzioni si trovano sempre in un sistema aperto ma occorre togliersi dal torpore della superficialità e riattivare la CURIOSITA’, la FIDUCIA , il CORAGGIO. Ricordiamo il film ET : il ragazzino vede una figura nel capanno, è curioso, ha fiducia , prende il coraggio di lanciare la palla, e la palla torna indietro…

In alcune scuole della Danimarca  si insegna l’empatia per un’ora alla settimana , dai 6 ai 16 anni, per ricreare le relazioni : i bambini imparano ad ascoltare gli altri, a trattare i problemi da tutte le angolazioni e a maturare un forte spirito di gruppo. Il tutto mentre mangiano una torta fatta con le loro mani. I bambini parlano tra di loro dei loro problemi individuali o di gruppo. Se qualcuno ha un problema che non riesce a risolvere da solo (pensiamo agli episodi di bullismo), quest’ora è il suo momento per raccogliere la solidarietà degli altri, farsi coraggio attraverso il loro ascolto e imparare giorno dopo giorno l’importanza del rispetto reciproco. Dopo aver ascoltato, i ragazzi trattano il problema sotto ogni angolazione e cercare di trovare una soluzione.

Chi parla non è intimorito perché si sente parte di una comunità, non è solo.

La creazione di un ambiente accogliente dove tutti si sentano a proprio agio è cruciale in quest’ora: solo così i bambini possono sentirsi liberi di esprimersi e anche liberi di pensare, per riuscire a vedere ogni cosa sotto la corretta luce.

L’ora di classe si svolge in Danimarca dal 1870 e negli anni ’90 è stata codificata nel curriculum nazionale. Non serve solo ai bambini ma anche agli insegnanti che, ascoltando i bisogni dei loro alunni riescono a creare un ambiente di apprendimento più inclusivo e accogliente. I bambini hanno bisogno di praticare l’empatia allo stesso modo di come si esercitano nella matematica o in uno sport. Anche per noi adulti, come diceva il maestro Manzi, non è mai troppo tardi.....

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